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Archivio Maggio 2007

UDC Canada: ?contano i numeri e ci vogliono le idee per vincere?

25 Maggio 2007 1 commento


Toronto – A più di un anno di distanza dalle elezioni politiche che ha visto per la prima volta, candidati italiani anche all’estero, oggi dei partiti che hanno avuto candidati e anche eletti si parla poco. Così afferma, in una nota, Vittorio Coco, Segretario Politico UDC Canada
Alleanza Nazionale che più di ogni altro partito ha sofferto la sconfitta all’estero, si sta riorganizzando. ForzaItalia con il suo deputato, l’Onorevole Salvatore Ferrigno eletto negli States, tenta ma con qualche difficoltà, di ripartire. L’UDC, “il partito di Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa (di cui sono onorato essere stato il primo segretario politico all’estero e in particolar modo in Canada), ha fatto un grosso sforzo economico e al III Congresso Nazionale ha invitato tutti i candidati a Roma per mettere a fuoco le strategie future del partito all’estero”.
Il senatore Gino Trematerra, responsabile per l’estero, uomo del sud e stimato conoscitore delle problematiche degli italiani che vivono fuori del Paese, ha le idee chiare: “come procedere senza incappare nel problema del 2006 quando l’UDC in America Settentrionale e Centrale ha raddoppiato i voti nazionali (nella circoscrizione consolare di Toronto – Manitoba e North West territories il candidato al Senato ha sfiorato il 23%) senza eleggere neanche un deputato o senatore”.
Malinteso tra coalizione, certezza che Tremaglia che con i suoi candidati potesse fare il pieno e Forza Italia potesse mettere tutti in ginocchio?, si chiede Coco. “Ma queste sono cose del passato. Anche se all’orizzonte ci sono nuvole, ora bisogna guardare al futuro senza ripetere lo stesso errore”.
L’esperienza ci insegna che in politica, afferma Coco, “quello che conta sono i numeri e soltanto i numeri. Con i numeri si vince, altrimenti andremo a riscoprire l’acqua calda. L’UDC è un partito giovane con una lunga tradizione che si rifà agli albori del 1900 con Don Luigi Sturzo. Storicamente l’UDC è il partito moderato e anche dei compromessi e oggi trova consenso anche in Nord e Centro America, grazie all’impegno di uomini e donne che hanno creduto nel progetto Estero nato nel 2001, su proposta di un gruppo di parlamentari e Pier Ferdinando Casini che ebbe la lungimiranza di nominare un Commissario per il Canada eletto piu` tardi Segretario Politico dall’Assemblea del Comitato Nazionale UDC Canada. E’ apodittico dirlo che dopo il Congresso i candidati sono tornati a casa carichi di entusiasmo e velleità”. In tutto questo, credo, non ci sia nulla di male, afferma Coco, il male arriva quando gli uomini e donne si sostituiscono al partito. Questo è un errore grossolano che potrebbe costare caro a tutti.
“La mia sensazione – spero di sbagliarmi – è che alcuni candidati, hanno il concetto sbagliato della politica e non si pensa al futuro e come migliorarsi, ma si pensa esclusivamente al proprio orticello, creando – seconda la mia modesta opinione – qualche giustificato risentimento e forse anche qualche momentanea frattura in seno all’esistente struttura politica UDC in Nord America e in particolar modo in Canada dove esiste gia` una macchina politica collaudata. Essere spontanei, estroversi e ambiziosi va benissimo, ma fare politica è un altra cosa”.
Creare una struttura politica all’estero, afferma Coco “non si inventa con l’entusiasmo soltanto, ci vogliano idee chiare, essere profondi conoscitori della politica, ma soprattutto lavorare per un idea: anche perchè le distanze sono immense (si va dall’Alaska a El Salvador, passando per il Canada e Messico). Attualmente l’UDC ha una sola struttura operativa in tutto il Nord e Centro America è quella del Comitato Nazionale UDC Canada, frutto di sette anni di lavoro certosino e grandi investimenti di denaro e risorse umane Oltre alla sede centrale, conta di ben dieci circoli UDC ubicati nelle principali città. Un patrimonio politico che i dirigenti non dovrebbero sottovalutare e tutelare a tutti i costi”. Altrimenti, conclude Coco, “si rischia di far la fine dell’Andrea Doria”.